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10.300 A.C.: NUOVE CONFERME SCIENTIFICHE SULLA DATA DELLA GRANDE CATASTROFE

Di Massimo Guzzinati

Da diversi anni si sta studiando la Grande Catastrofe che sconvolse il pianeta verso la fine dell’Era Glaciale.
Su una cosa sono tutti d’accordo: se una Grande Catastrofe ci fu, essa diede inizio a uno dei Dryas, cioè a una delle mini-glaciazioni che si sono alternate alla fine della Glaciazione di Würm.
Invece per quanto riguarda l’identificazione del Dryas innescato dalla Grande Catastrofe (fra i tre che si sono verificati) e la sua data d’inizio (quindi anche la data della Grande Catastrofe), tra i ricercatori circolano due ipotesi, una delle quali l’ho proposta io nel saggio “La storia mai narrata dei continenti sommersi”.
Tale divario tra date dipende da un problema fondamentale: in geologia non esiste una singola cronologia del periodo tardo-glaciale, ma ne esistono due, con date differenti per le varie fasi, lasciando libero ogni teorico di usare quella che gli sembra più corretta.
L’esistenza di due cronologie tardo-glaciali dipende da altrettante ragioni: la limitatezza dei reperti, che impedisce di ricavare delle “fotografie” complete del pianeta per ogni secolo di quel periodo; e il mancato riconoscimento da parte dei geologi della Grande Catastrofe, che consistette nell’impatto di un grosso meteorite con la Groenlandia (o con un territorio a essa limitrofo e ora sommerso), il quale fu talmente potente da spostare la crosta terrestre di 20-30° d’arco (precedentemente il polo nord era plausibilmente nella Baia di Hudson in Canada).

LE DUE CRONOLOGIE DEL TARDO-GLACIALE (10.800 VS. 10.300)
Per entrambe le cronologie il periodo di massimo glaciale durò fino al 16.000 a.C. Fu caratterizzato dal picco minimo di temperatura e quantità d’acqua, nonché dal picco massimo di quantità di ghiaccio e salinità oceanica. All’equatore la temperatura scese fino a 13° C, mentre ai poli fino a -70° C.
Dopo il massimo glaciale, si sono alternate tre fasi calde (dette interfasi) e tre mini-glaciazioni (dette Dryas).
In entrambe le cronologie, l’Interfase pre-Bölling è durata fino al 14.000 a.C. Fu caratterizzata da un clima temperato, umido e piovoso, con un aumento della temperatura media fino a 12° C.
Il successivo Dryas Antico è durato, fino al 13.000 a.C. per la prima cronologia e fino al 12.500 a.C. per la seconda. Fu caratterizzato da un clima freddo e arido, con una diminuzione della temperatura media fino a 15° C.
La successiva Interfase Bölling è durata, fino al 12.000 a.C. per la prima cronologia e fino al 10.300 a.C. per la seconda. Fu caratterizzata da un clima temperato, umido e piovoso, con un aumento della temperatura media fino a 19° C.
Il successivo Dryas Medio è durato, fino all’11.400 a.C. per la prima cronologia e fino al 9800 a.C. per la seconda. Fu caratterizzato da un clima freddo e semiarido, con una diminuzione della temperatura media fino a 15° C.
La successiva Interfase Ållerød è durata, fino al 10.800 a.C. per la prima cronologia e fino all’8800 a.C. per la seconda. Fu caratterizzata da un clima temperato, umido e piovoso, con un aumento della temperatura media fino a 7° C.
L’ultima fase, il Dryas Recente, è durato fino al 9500 a.C. per la prima cronologia e fino all’8200 a.C. per la seconda. Fu caratterizzato da un clima relativamente freddo, temperato e umido, con una diminuzione della temperatura media di 2° C, che è poco rispetto alle precedenti escursioni termiche, ma che è sufficiente a creare notevoli sconvolgimenti climatici; non a caso, attualmente si sa che bisogna ridurre il riscaldamento globale prima di raggiungere i 2° in più, rispetto alla temperatura media di un secolo fa.
Le due cronologie sono riassunte in tabella, con sottolineate le rispettive date della Grande Catastrofe.

CRONOLOGIE ALTERNATIVE DEL PERIODO TARDO-GLACIALE

Fasi tardo-glaciali

Cronologia 1

Cronologia 2

Massimo glaciale: discesa della temperatura fino a 13° C all’equatore e a -70° C ai poli.

20.000-16.000 a.C.

19.000-16.000 a.C.

Interfase pre-Bölling: crescita della temperatura media fino a 12° C.

16.000-14.000 a.C.

16.000-14.000 a.C.

Dryas Antico: diminuzione della temperatura media fino a 15° C.

14.000-13.000 a.C.

14.000-12.500 a.C.

Interfase Bölling: crescita della temperatura media fino a 19° C.

13.000-12.000 a.C.

12.500-10.300 a.C.

Dryas Medio: diminuzione della temperatura media fino a 15° C.

12.000-11.400 a.C.

10.300-9800 a.C.

Interfase Ållerød: crescita della temperatura media fino a 7° C.

11.400-10.800 a.C.

9800-8800 a.C.

Dryas Recente: diminuzione della temperatura media fino a 2° C.

10.800-9500 a.C.

8800-8200 a.C.

 

FRA LE DUE DATE PREVALE IL 10.300 A.C.
A questo punto è arrivato il momento di esaminare alcune variabili fondamentali che chiariscono quale tra le due cronologie sia quella più corretta, identificando nel contempo la data più probabile in cui si è verificata la Grande Catastrofe e l’inizio di un Dryas, e riconoscendo parallelamente anche l’identità di quest’ultimo. Tali variabili comprendono, in parte quelle che ho già spiegato nel saggio “La storia mai narrata dei continenti sommersi”, e in parte quelle emerse dalle scoperte scientifiche degli ultimi anni, che ho spiegato nel saggio “La storia mai narrata del Sudamerica”.
La Terra è stata bombardata da vari sciami meteorici nel periodo compreso fra il 10.900 e il 9500 a.C., come attestato dai molti ritrovamenti di nanodiamanti per quel periodo, che è stato chiamato Orizzonte di Usselo. Durante una di queste precipitazioni rocciose, sul pianeta si è schiantato anche il bolide che riuscì a spostare rapidamente e stabilmente la crosta terrestre, grazie a una serie di circostanze favorevoli: grande massa, punto d’impatto collocato verso l’estremo settentrionale del pianeta, incidenza angolare che massimizzò la spinta, e congiunzione di Sole e Luna sul versante planetario opposto all’impatto, che attirò la crosta facendola rimanere spostata e impedendole di “rimbalzare” nella sua posizione precedente.
Siccome il meteorite che generò la Grande Catastrofe non è ancora stato trovato non lo si può datare direttamente, ma dal punto di vista statistico, è più probabile che un bolide con caratteristiche così particolari sia caduto dopo 600 anni dall’inizio degli sciami (nel 10.300 a.C.), piuttosto che solo dopo un secolo (nel 10.800 a.C.).
A ridurre ulteriormente le probabilità che gli sciami meteorici del 10.800 a.C. fossero particolarmente intensi, è il fatto che per quasi tutto il millennio precedente si era verificato un indebolimento del campo geomagnetico, durante il quale i poli terrestri si erano invertiti temporaneamente. A riferirlo è la ricerca di J.E.T. Channell e L. Vigliotti del 2019, secondo la quale questo indebolimento si verificò all’incirca fra l’11.750 e l’11.250 a.C., con un picco minimo nell’11.500 a.C. Tale evento è denominato escursione geomagnetica MD01-2444, in riferimento alla catalogazione del campione che lo testimonia. Oltre a ciò, i due ricercatori hanno riconosciuto un ulteriore picco negativo del campo geomagnetico (MDVA), avvenuto nell’11.000 a.C.
Questa riduzione notevole e prolungata del campo geomagnetico, è terminata solo due secoli prima del 10.800 a.C. e ben sette secoli prima del 10.300 a.C., sottolineando una volta in più come le probabilità di attrarre meteoriti metallici sia stata maggiore nella seconda data.
Per quanto riguarda il paleomagnetismo terrestre, le due variabili fondamentali da esaminare sono la paleointensità relativa (PIR), cioè la forza del campo geomagnetico, e il momento di dipolo assiale virtuale (MDAV), cioè la stima calcolata (anche sulla base del PIR) della forza del campo geomagnetico al centro del pianeta. Queste due variabili sono proporzionali tra loro e risultano importanti perché sono direttamente proporzionali alla probabilità che la Terra possa attrarre a sé meteoriti con dentro metalli magnetizzabili.
Sempre secondo la ricerca di Channell e Vigliotti, nel 10.800 a.C. la paleointensità misurava 8,75×1022 Am2, il campo geomagnetico misurava 7,5×1022 Am2, e il campo geomagnetico nella sola Groenlandia misurava 7,75×1022 Am2; invece nel 10.300 a.C., la paleointensità era salita a 9×1022 Am2, e il campo geomagnetico era salito (anche in Groenlandia) a 9,75×1022 Am2.
Quindi, tra le due possibili date, il 10.300 a.C. è quella che dal punto di vista paleomagnetico possiede la maggiore intensità di campo e quindi la maggiore probabilità per la Terra di essere stata colpita da un grande meteorite metallico.
Nell’XI millennio a.C., secondo la prima cronologia iniziò il Dryas Recente, mentre per la seconda iniziò il Dryas Medio. Se si considera che il terzo e ultimo Dryas (il Recente) dovrebbe essere stato il più blando di tutti, visto che fece da spartiacque tra il periodo tardo-glaciale e quello post-glaciale, non si può collocarlo in quel periodo, perché proprio nell’XI millennio l’abbassamento delle temperature fu notevolissimo, quindi è più consono collocarvi il Dryas Medio, proprio in virtù della sua maggiore rigidità climatica.
In Siberia è stata trovata della megafauna integra perfettamente congelata, di cui gli esemplari più significativi sono i mammut, i quali avevano ancora nella bocca e nello stomaco dei ranuncoli, fiori la cui temperatura di crescita è 20° C. Se si considera che per ibernare degli animali tanto grossi bisogna passare dalla temperatura di 20° C (clima temperato) a -60° C (clima polare), l’unica spiegazione sensata per un’escursione termica di 80° C è lo spostamento rapido dei poli.
Purtroppo la datazione al radiocarbonio di questi pachidermi non è precisa al secolo, però almeno restituisce come periodo la seconda metà dell’XI millennio a.C., entro la quale rientra il 10.300 e non il 10.800 a.C.
Per quanto concerne l’estinzione completa della megafauna pleistocenica, secondo la prima cronologia avrebbe dovuto verificarsi fino al 9500 a.C. o poco dopo, mentre per la seconda cronologia avrebbe dovuto protrarsi almeno fino all’8200 a.C. o poco dopo.
Per quanto sia vero che sulla maggior parte del pianeta il colpo di grazia finale alla megafauna avvenne nel X millennio a.C., ciò non accadde in Sudamerica, perché la sua posizione geografica permise la sopravvivenza di esemplari importanti, che comunque s’estinsero nel millennio successivo: mammut sudamericano, milodonte (un bradipo terricolo), giaguaro gigante, tigre dai denti a sciabola, armadillo gigante, bradipo gigante e cavallo americano. Come se non bastasse, nell’8000 a.C. s’estinsero pure l’Uomo di Cro-Magnon e l’Uomo di Flores (in Indonesia).
L’estinzione di specie che erano riuscite a sopravvivere nonostante le difficoltà climatiche dell’XI e del X millennio a.C., non possono che essersi verificate in seguito a un terzo Dryas nel IX millennio. Questa constatazione si pone a favore della seconda cronologia (che fa terminare l’ultima mini-glaciazione nell’8200 a.C.) e a sfavore della prima cronologia (che fa terminare l’ultima mini-glaciazione nel 9500 a.C.).
Un ultimo elemento che indirettamente nega la prima cronologia e conferma la seconda, deriva dalla ricerca del geologo americano Robert Schoch, secondo il quale il Sole fu soggetto a esplosioni di massa coronale che irradiarono la Terra e ne aumentarono notevolmente la temperatura media, a partire dal 9700 a.C. La durata di questa anomala attività solare è ancora da definire, visto che potrebbe aver proseguito soltanto per qualche anno o essersi protratta per alcuni secoli.
Comunque, se si considera la data d’inizio del 9700 a.C. riconosciuta da Schoch, da un lato essa falsifica la prima cronologia (e la datazione della Grande Catastrofe al 10.800 a.C.), perché sarebbe caduta nel Dryas Recente, che pertanto avrebbe dovuto terminare due secoli prima (ma invece si sarebbe conclusa nel 9500 a.C.), mentre dall’altro lato essa verifica la seconda cronologia (e la datazione della Grande Catastrofe al 10.300 a.C.), perché giustamente si verificò durante la calda Interfase Ållerød.

CONFRONTO DI COERENZA TRA LE VARIABILI DELLE DUE POSSIBILI DATAZIONI DELLA GRANDE CATASTROFE
Variabili considerate Cronologia 1
(Grande Catastrofe e inizio Dryas Recente al 10.800 a.C.)
Cronologia 2
(Grande Catastrofe e inizio Dryas Medio al 10.300 a.C.)
Distanza temporale dall’inizio delle piogge di meteoriti che colpirono la Terra dal 10.900 al 9500 a.C.: Solo 100 anni dall’inizio. Ben 600 anni dall’inizio.
Valore della paleointensità (PIR), con proporzionale probabilità di attrarre meteoriti metallici: 8,75×1022 Am2 (probabilità minore). 9×1022 Am2 (probabilità maggiore).
Forza del campo geomagnetico (MDAV), con proporzionale probabilità di attrarre meteoriti metallici: 7,5×1022 Am2 (probabilità minore). 9,75×1022 Am2 (probabilità maggiore).
Forza del campo geomagnetico (MDAV) in Groenlandia, con proporzionale probabilità di attrarre meteoriti metallici in quell’area: 7,75×1022 Am2 (probabilità minore). 9,75×1022 Am2 (probabilità maggiore).
Presenza nei secoli subito precedenti, di un forte indebolimento del campo geomagnetico terrestre, che riduce la probabilità di attrarre meteoriti metallici: SI: escursione geomagnetica MD01-2444 nell’11.750-11.250 a.C. e picco negativo del campo geomagnetico (MDVA) nell’11.000 a.C. NO
Collocazione temporale del Dryas iniziato con la Grande Catastrofe: Dryas III: essendo stato il più blando, non può essere collocato nell’assai freddo XI millennio a.C. Dryas II: essendo stato rigido, può essere collocato nell’assai freddo XI millennio a.C.
Congelamento istantaneo dei mammut in Siberia: Non ammissibile nella prima metà dell’XI millennio a.C. Avvenuto nella seconda metà dell’XI millennio a.C.
Vicinanza temporale del termine del Dryas Recente con l’ultima estinzione della megafauna, dell’Uomo di Cro-Magnon e dell’Uomo di Flores (8000 a.C.): Ben 1500 anni: terminato nel 9500 a.C. Solo 200 anni: terminato nell’8200 a.C.
Coerenza dell’intensa attività Solare che innalzò la temperatura media della Terra nel 9700 a.C., con la fase tardo-glaciale vigente a quel tempo: Incoerente: c’era il Dryas Recente. Coerente: c’era l’Interfase Ållerød.
Totale delle conferme probabilistiche: 0 9

 

CONCLUSIONI
Dopo aver esaminato tutti questi dati, appare evidente come la prima cronologia, nonostante venga utilizzata maggiormente, non sia sostenuta da tutte le prove che invece supportano la seconda.
A questo punto sarebbe il caso di adottare soltanto quest’ultima, l’unica emersa come affidabile, e di riconoscere che la Grande Catastrofe si verificò nel 10.300 a.C., lasciando ovviamente aperto il campo a vari aggiustamenti qua e là, che certamente emergeranno in seguito all’acquisizione di nuovi dati e alla conclusione di ricerche sempre più all’avanguardia.
Per quanto mi riguarda, non avrei problemi a riconoscere una data differente per la Grande Catastrofe, se solo emergessero abbastanza prove che lo dimostrassero e che nel contempo fornissero una spiegazione diversa per tutte quelle appena presentate.
Comunque per ora, l’insieme dei dati disponibili confermano la datazione della Grande Catastrofe che riconobbi nel 2010, quando i dati da analizzare erano numericamente inferiori a quelli odierni, ovvero il 10.300 a.C.

 

10.300 A.C.: NUOVE CONFERME SCIENTIFICHE SULLA DATA DELLA GRANDE CATASTROFE
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