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SIMBOLISMO PLANETARIO DELLE MERAVIGLIE DEL MONDO ANTICO E MODERNO

Di Massimo Guzzinati

Delle sette meraviglie del mondo, antico e moderno, si è già scritto molto, però rimane da far luce su cosa esse rappresentino simbolicamente. Tale codice simbolico viene suggerito dal loro numero, che è identico a quello dei pianeti visibili.
Se per quanto riguarda le meraviglie antiche, elette tali dai Greci, si può immaginare che il simbolismo planetario sia stato scelto con cognizione di causa, non si può dire lo stesso per quelle moderne, selezionate in un’epoca in cui i simboli hanno perso il loro valore cosciente e spesso vengono usati a sproposito. Però, nonostante la recente elezione delle nuove meraviglie possa sembrare una mera operazione pubblicitaria, ciò che emerge dall’indagine simbolistica è che quelle moderne si sovrappongono perfettamente a quelle antiche. Siccome l’elezione delle meraviglie moderne è stata effettuata in base a una votazione su scala mondiale permessa da internet, bisogna infine concludere che il potere dei simboli abbia influenzato l’inconscio collettivo, affinché il simbolismo occulto delle meraviglie antiche si potesse protrarre in quelle moderne.


SETTE MERAVIGLIE PER SETTE PIANETI
Sebbene il numero sette sia estremamente importante per le molte suddivisioni che in esso si realizzano (giorni della settimana, colori dell’arcobaleno, porte di metallo, ecc.), quello che interessava maggiormente gli antichi greci riguarda i sette pianeti visibili a occhio nudo (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno), ai quali attribuirono un significato astrologico almeno a partire dal IV sec. a.C., cioè da quando il sacerdote Berosso importò l’astrologia dalla Mesopotamia. Non è infatti un caso se le meraviglie esistettero tutte contemporaneamente in un periodo successivo, cioè tra il 250 e il 226 a.C.
Che ogni meraviglia del mondo antico rappresentasse uno dei sette pianeti, è dimostrato dalla loro natura specifica.
Il Colosso di Rodi rappresentava Helios, dio che incarna il Sole.
Il tempio di Artemide a Efeso è relazionato, per la dea che gli dà il nome, al segno del Cancro, che ha come pianeta governatore la Luna.
Il faro di Alessandria è un simbolo di conoscenza, in quanto faceva sapere ai marinai dove fosse il porto, per giunta quello della città in cui era stata costruita la più grande biblioteca dell’antichità. Conoscenza e intelligenza sono doti di Mercurio.
I giardini pensili di Babilonia rappresentano la fertilità e la crescita, come tutti i giardini, solo che essi erano i più bei giardini dell’antichità. Fertilità e bellezza sono qualità di Venere.
Il tempio di Zeus a Olimpia, essendo dedicato al dio dei fulmini e del libertinaggio sessuale, è associato al segno del Sagittario, il cui governatore è Giove.
Il Mausoleo di Alicarnasso è una tomba, costruita nel 350 a.C. da Artemisia per il marito-fratello Mausolo, quindi è associato a Saturno, pianeta che sovrintende alla morte.
L’ultimo pianeta rimasto è Marte, che quindi va associato all’ultima meraviglia, le piramidi di Giza. Giustificare questa associazione, facilmente ricavata per esclusione, non è semplice. L’unica risposta che ho trovato riguarda uno dei quattro cunicoli della Grande Piramide, quello che dalla Camera della Regina punta verso l’Orsa Maggiore, costellazione alla quale vengono tradizionalmente attribuite qualità guerriere, che però ci sono note da altre tradizioni (ad esempio, nello Shintoismo giapponese essa personifica il dio della guerra Myoken).
L’associazione coi sette pianeti si può riconoscere anche nelle meraviglie moderne, però è evidente la forzatura di alcune connessioni, dovuta al fatto che la selezione è stata dettata più dall’inconscio collettivo mal diretto, che da vera cognizione di causa.
Il Cristo Redentore di Rio de Janeiro raffigura il più grande iniziato della storia che, avendo promosso un monoteismo basato sul cuore (il sole del microcosmo umano) ed essendo stato successivamente relazionato al culto del Sol Invictus, rappresenta appunto il Sole.
La città di Petra in Giordania è stata costruita dal popolo dei Nabatei, i quali hanno scolpito la roccia viva per rendere accogliente un luogo altrimenti invivibile. L’accoglienza e l’acqua (trovata in un luogo desertico come Petra), sono due attributi della Luna.
La città archeologica di Chichén-Itzá in Messico, essendo il miglior esempio di architettura astronomica del Mesoamerica, è un libro di pietra in cui è riportata la scienza dei Maya e degli Itzà, popoli che la fondarono per ben tre volte. Le conoscenze scientifiche rientrano nell’ambito di Mercurio.
La Grande Muraglia cinese fu eretta per ragioni politico-militari, però il suo scopo non era quello di attaccare ma di difendere. Se si considera che la protezione diminuisce la paura e permette una maggiore fluizione dell’amore, si arriva a un’iniziale associazione con Venere, che è poi confermata dal fatto che in Estremo Oriente questo pianeta simboleggia anche la guerra.
Il Colosseo era un luogo di violenza e di morte, dove gladiatori, animali selvaggi e persone comuni combattevano all’ultimo sangue, quindi la sua relazione simbolica è con Marte.
Machu Picchu in Perù era un luogo di sviluppo della conoscenza, infatti era l’equivalente andino di un’università e di un centro di ricerca, nell’ambito di quattro discipline particolari: scultura, agricoltura, misticismo e magia. Inoltre il nome di questo luogo, che significa “Vecchio Monte”, richiama alla saggezza che si ottiene con l’anzianità. L’espansione delle conoscenze e la saggezza sono caratteristiche di Giove.
Il Taj Mahal di Agra è una tomba, costruita nel 1632 dall’imperatore moghul Shah Jahal per sua moglie Arjumand Banu Begum, quindi la sua associazione con Saturno appare immediata.

LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO ANTICO E MODERNO

Pianeti correlati

Meraviglie antiche

Meraviglie moderne

Sole

Colosso di Rodi (Grecia)

Cristo Redentore (Brasile)

Luna

Tempio di Artemide a Efeso (Turchia)

Petra (Giordania)

Mercurio

Faro di Alessandria (Egitto)

Chichén-Itzá (Messico)

Venere

Giardini pensili di Babilonia (Irak)

Grande Muraglia (Cina)

Marte

Piramidi di Giza (Egitto)

Colosseo (Italia)

Giove

Santuario di Zeus a Olimpia (Grecia)

Machu Picchu (Perù)

Saturno

Mausoleo di Alicarnasso (Turchia)

Taj Mahal (India)


UN NUOVO MODELLO DI MERAVIGLIE
Quando le prime sette meraviglie furono selezionate, il mondo conosciuto era ben poca cosa rispetto all’interezza del nostro pianeta e alla varietà delle razze che lo abitano, quindi è normale che tali monumenti fossero concentrati solo nell’area delle attuali Grecia, Turchia, Irak ed Egitto. Personalmente ritengo che oggigiorno non si possa più aderire a un modello così ristretto e che il numero delle meraviglie del mondo andrebbe incrementato, anche in considerazione del fatto che i pianeti conosciuti sono saliti a dieci. Ma pure questo numero appare insufficiente per essere rappresentativo del mondo, quindi bisogna salire a dodici, rimanendo così entro un modello simbolico astronomico e astrologico, in questo caso lo Zodiaco.
Le dodici tradizioni religioni da me considerate sono, da occidente a oriente, le seguenti: andina, mesoamericana, celtica, scandinava, ellenica, egizia, semitica, mesopotamica, iraniana, indiana, cinese e giapponese. Ciò implica che ogni tradizione dovrebbe avere un monumento in sua rappresentanza, il quale, per essere considerato una “meraviglia”, dovrebbe emergere tra gli altri per tre parametri, soddisfacendo così quei criteri di scientificità di cui qualcuno ha giustamente denunciato l’assenza nell’ultima selezione: essere sufficientemente grande (per soddisfare i criteri del cervello rettiliano), sufficientemente sacro (per soddisfare i criteri del cervello paleomammifero) e sufficientemente bello dal punto di vista architettonico (per soddisfare i criteri del cervello neomammifero).
A questo punto vorrei proporre un elenco di possibili meraviglie, una per ogni grande tradizione religiosa del pianeta, che ho compilato basandomi su una serie di dati significativi dal punto di vista simbolico.
1)      Perù: in questo caso le possibilità sono due: Machu Picchu, poiché è suddivisa in quattro zone rappresentative dell’intera tradizione andina (agricoltura, scultura, misticismo e magia), e il Tempio di Wiraqocha a Raqchi, perché in esso è sintetizzata l’essenza delle dodici dinastie reali degli Inka, sia dal punto di vista temporale che spirituale.
2)      Messico: in questo caso le possibilità sono due: Chiché-Itzá, poiché manifesta una complessità architettonica e astronomica impareggiabile; e Teotihuacán, perché vanta le piramidi più grandi del Mesoamerica.
3)      Inghilterra: in questo caso le possibilità sono due: Stonehenge, estremamente complesso e avente un simbolismo sia maschile che femminile legato al Graal; e Avebury, un sito enorme nel quale il simbolismo del maschile e del femminile emerge dai due cerchi litici contenuti in un cerchio più grande.
4)      Danimarca: in questo caso le possibilità sono due: il forte vichingo di Trelleborg, circondato da un terrapieno e da un fossato circolari, tagliato da due strade poste a croce e orientate coi punti cardinali che suddividono l’area interna in quattro quadranti, e ospitante sedici caserme (quattro per ogni quadrante, disposte a quadrato); e il forte vichingo di Aggersborg, simile al primo ma diverso in quanto i quattro quadranti sono ulteriormente suddivisi in tre aree ciascuno (dodici aree in totale), ognuna delle quali ospitava quattro caserme poste a quadrato (quarantotto edifici in totale).
5)      Grecia: in questo caso le possibilità sono quattro: Olimpia, coi suoi templi dedicati a Hera e a Zeus (però ormai privi dell’antico splendore); Epidauro, coi suoi templi di Apollo, Artemide, Temis o Afrodite, Asklepio e Iside; Eleusi, con la sua grotta di Ades e il tempio di Demetra; e Delfi, col suo imponente tempio di Apollo (precedentemente consacrato a Hestia e prima ancora alla titanessa Temis, nonché connesso al serpente Ofione), i suoi due omphalos (uno precristiano e uno postcristiano), la roccia e la caverna della pizia, la fonte della ninfa Castalia, il Monte Parnaso (dove il mito narra che, dopo il secondo diluvio universale della mitologia greca, Deucalione e Pirra iniziarono a ripopolare il mondo) e la relazione col titano Giapeto (di cui Deucalione era nipote).
6)      Egitto: qui c’è ben poco da dire, se non che le piramidi di Giza erano e sono una delle meraviglie per definizione, senza dubbio alcuno. Anzi, in base alle conoscenze attuali, bisognerebbe estendere il titolo a tutta l’area archeologica della piana di Giza.
7)      Israele: per quanto riguarda la tradizione semitica, che comprende Mussulmani, Ebrei e, per estensione, anche Cristiani, l’unico sito idoneo a rappresentare questa trinità di religioni è la vecchia Gerusalemme, compresi alcuni luoghi a essa limitrofi come il Monte Sion, il Monte degli Ulivi, la Valle di Kidron e la Tomba del Giardino (chi ha orecchie per intendere…). Volendo poi segnalare l’edificio più rappresentativo tra quelli presenti in quest’area, certamente lo s’individua nella Cupola della Roccia, costruita nel 691 sulle rovine del Tempio di Salomone, precedentemente distrutto da Nabucodonosor nel 587 a.C. Purtroppo l’ingresso al tempio è interdetto ai non mussulmani, comunque i principi di architettura sacra sono ben vivi nella moschea, grazie al fatto che la sua pianta si basa su quella del sacrario eretto da re Salomone, il quale si avvalse delle conoscenze del re fenicio Hairam.
8)      Irak: purtroppo di quest’area bisogna denunciare i pochi scavi effettuati, il pessimo stato di conservazione dei siti archeologici e i danni provocati dai recenti eventi bellici di cui l’Irak è stato teatro. Comunque la migliore rappresentante della cultura mesopotamica dovrebbe essere l’area dell’antica Babilonia situata vicino ad Al-Hillah, sulla quale sorgono l’Etemenanki (la Torre di Babele consacrata al dio Marduk) e il tempio di Esagila (consacrato alla dea Marduka).
9)      Iran: sebbene sia Persepoli il sito persiano più noto, esso ha un carattere troppo palatino per poter soddisfare tutti e tre i criteri sopra citati. Le uniche possibilità rimaste sono due: l’area sacra di Takht-é Soleiman presso Takab, che è il centro del Mazdeismo meglio conservato, ospitante un Tempio del Fuoco e un Tempio di Anahita (dea dell’acqua), oltre che uno stupendo lago; e il Tempio del Fuoco di Chak Chak, fulcro mondiale dello Zoroastrismo.
10)  India: in questo caso le possibilità sono tre: l’area archeologica di Khajuraho, ricca di templi dedicati a molte delle principali divinità indù (Brahma, Vishnu e la sua paredra Lakshmi, Shiva e la sua paredra Parvati, Surya, Brahma incarnato nel cinghiale Varaha, Ganga, Ganesha, Kali e Hanuman); il Tempio di Surya a Konarak, il più grande di tutta l’India, che riproduce il carro solare con le sue ventiquattro ruote, i suoi sette cavalli da traino, il cocchiere Aruna, i Mituna (le coppie di amanti che eseguono le posizioni del Kama Sutra) e le quattro statue del dio Surya che rappresentano il Sole nascente, allo zenit, calante e al tramonto; e infine l’area sacra di Bodhgaya, capitale mondiale del Buddismo, che ospita i sette luoghi in cui il principe Siddhartha passò le altrettante settimane subito precedenti alla sua illuminazione. Per decidere tra questi quattro capolavori del sacro, bisognerebbe innanzitutto definire se si considera il Buddismo l’ultima manifestazione dell’Induismo, come la mitologia e la profezia indiane suggeriscono, oppure se sia una religione a parte, nata per attrarre a sé gli uomini indegni di essere induisti, come credono invece alcune menti un po’ rigide. Ai posteri l’ardua sentenza.
11)  Cina: in questo caso le possibilità sono due: la Grande Muraglia, che non soddisfa aspetti architettonici soltanto quantitativi ed estetici, ma che si relaziona al sacro in quanto scorre sopra a una serie infinita di montagne attraversate dall’energia della terra (riconosciuta dal Feng Shui); le piramidi di Xian, fatte costruire nel III secolo a.C. dall’imperatore Qin Shi Huangdì, nelle quali sono stati ritrovati splendidi reperti come il leggendario esercito di terracotta.
12)  Giappone: in questo caso le possibilità sono due: l’area templare del Todai-ji a Nara, che ospita non solo il tempio buddista più grande del Giappone (il Todai-ji appunto), ma anche una quantità di colossali statue di buddha (illuminati), bodhisattva (illuminati reincarnati), myoo (“grandi re” che servono i buddha) e ten (divinità pagane dell’India che sono diventate difensori del Buddha); e l’area santuariale scintoista di Izumo, i cui edifici sono consacrati agli dèi Amenominakanushi (la monade), a Takamimusubi e Kamimusubi (la diade), ad Amenotaokotachi e Umasiashikabihikogi (una seconda diade), a Okuninushi (un dio prima colonizzatore e poi patrono del reame inconscio), a Susano-o (dio del mare e delle tempeste), a Inari (dio dei commerci e delle volpi bianche), ad Amenohohi, a suo figlio Miyamukinosukuneno, alle principesse Kisagaihime, Umugaihime e Suserihime (versione giapponese della greca Medea), e in generale a tutte le centinaia di divinità del panteon giapponese (cui sono consacrati due santuari).
Il fatto che alcune delle mie proposte corrispondano con certe meraviglie moderne (Machu Picchu, Chiché-Itzá e Grande Muraglia), dimostra che l’inconscio collettivo ha comunque sortito i suoi effetti, nonostante la sua immolazione sull’altare degli interessi economici.
Ovviamente questa mia proposta rimarrà inascoltata, però, avendo conosciuto in prima persona le molte meraviglie del mondo, era doveroso proporre un’alternativa davvero moderna alle antiche meraviglie.

SIMBOLISMO PLANETARIO DELLE MERAVIGLIE DEL MONDO ANTICO E MODERNO
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