Main menu:

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Facebook

Facebook banner

Macrolibrarsi

Macro

Arricchirsi risparmiando

Arricchirsi risparmiando

Il risveglio dei Grandi Antichi 1

Sette rantoli prima dell'abisso

Lovecraft oltre la soglia

Lovecraft oltre la soglia

Archetipi 1

Archetipi 1

Archetipi 2

Copertina Archetipi 2 fronte (di Anguana)

Archetipi 3

Archetipi iniziatici e psicologici

La storia mai narrata dell’Eden

Eden

Geobiologia del megalitismo

G. del M. (Anguana)

Geobiologia delle cattedrali della Vergine

Geobiologia delle cattedrali

Continenti sommersi Anguana

Continenti sommersi Anguana

Manuale di sopravvivenza alle catastrofi planetarie

Manuale di sopravvivenza alle catastrofi planetarie

Biografia iniziatica di Gesù Cristo

Biografia iniziatica di Gesù Cristo

Il lascito degli Inka

Il lascito degli Inka

Il sogno dell’Inka

Il sogno dell'Inka

La tradizione egizia

La tradizione egizia

La tradizione cinese

La tradizione cinese

SIMBOLISMO PSICODINAMICO DEI MOSTRI CINEMATOGRAFICI

Di Massimo Guzzinati

Nonostante la tecnologia e la modernità sociale abbiano abbattuto quasi ogni superstizione, esistono diverse creature fantastiche che continuano a far parte dell’immaginario collettivo e sulle quali l’industria cinematografica investe grandemente:  licantropi, ossessi, fantasmi, zombi e vampiri. Questi orrori manifestano precise dinamiche psicologiche inerenti l’istinto di morte (alla base degli atti distruttivi) e l’istinto di vita (alla base degli atti creativi), incarnando specifiche fissazioni freudiane (di certe quantità di libido che si legano a particolari zone erogene, fasi di sviluppo, oggetti, condizioni o forme di soddisfacimento) e specifiche sub-personalità junghiane (cioè aspetti inconsci della costituzione psichica). Quindi capire il significato simbolico dei mostri permette di comprendere le dinamiche per le quali magnetizzano il grande pubblico che, tramite il filtro dello schermo, può tramite essi avvicinarsi al proprio inconscio in modo sicuro, avvincente e, se il soggetto è sufficientemente ricettivo e riflessivo, anche terapeutico.

LICANTROPI
Sul piano della realtà, la licantropia non esiste davvero come fenomeno soprannaturale, comunque a essa le tradizioni popolari hanno associato certi disturbi mentali, magari affiancati da scenografiche alterazioni fisiologiche come l’ipertricosi.
Il fascino dei lupi mannari dipende dal tema inconscio in essi sottinteso, cioè quello della degenerazione genetica, che sul piano psichico simboleggia la stimolazione dell’istinto di vita e di morte, bloccati a causa di una fissazione orale.
Dal punto di vista psicosessuale, l’individuo destinato a trasformarsi ha avuto dei genitori (soprattutto la madre) troppo freddi e distaccati, tanto che non gli hanno fornito le gratificazioni necessarie durante la fase orale (0-2 anni), così il bambino ha precocemente represso il suo desiderio d’introiettare il mondo attraverso la bocca e di sperimentare la realtà attraverso il corpo, ottenendone grande frustrazione e senso di privazione, ovvero una fissazione orale.
Invece dal punto di vista junghiano, questi aspetti personali inaccettati e rimossi di sé appartengono alla sub-personalità chiamata Ombra, la quale reagisce alla repressione con forza uguale e contraria, in modo da manifestarsi nella realtà attraverso azioni malvagie.
La luna piena che innesca la metamorfosi simboleggia l’importanza della figura materna nel blocco degli istinti di vita e di morte, quindi la trasformazione diventa un tentativo di “cura” della fissazione orale. Però tale rimedio è solo temporaneo perché consiste in un’ipercompensazione, dove il desiderio di contatto fisico è simboleggiato dalla crescita dei peli e dove l’istinto di morte emerge attraverso lo sviluppo di artigli, zanne, velocità e forza sovrumane. Infatti se prima il soggetto non trasformato era in preda alla fissazione orale, è ora schiavo della reazione ipercompensativa alla presenza simbolica della madre (la luna piena), quindi riesce solo a scaricare le tensioni accumulate ma non a integrare l’inconscio. Per questo motivo il suo punto debole rimane attivo ed è simboleggiato dai proiettili d’argento, che rappresentano l’eccessiva intrusività fallica della madre.
Secondo gli sciamani il lupo rappresenta il maestro, però il licantropo non ha potere sul maestro interiore, perché si tratta di un maestro deviato che invece di favorirlo lo domina.
Il licantropo si manifesta in un momento di transizione, e infatti il suo conflitto più grande consiste nel non riuscire a decidersi tra infanzia e adultità.
In sintesi i film sui licantropi fanno leva sulla privazione orale, sulla repressione degli istinti e sull’Ombra del pubblico, aiutandolo così ad affrontarli indirettamente.

OSSESSI
Sul piano della realtà, sebbene le possessioni demoniache sembrano rientrare in una casistica soprannaturale che sfugge all’attuale indagine scientifica, la stragrande maggioranza di questi casi riguarda persone affette da gravi turbe psichiatriche.
Se dal punto di vista cosciente la possessione diabolica detiene un fascino perverso, sul piano inconscio cela un significato ben preciso. Infatti in ambito psicosessuale rappresenta la sottomissione totale che un bambino può subire dai genitori (soprattutto dalla madre) durante la fase anale (2-4 anni), che, proprio per l’emancipazione cui dovrebbe invece condurre, viene detta “fase del no”. Quando la madre non accetta l’iniziale emancipazione del figlioletto e la reprime, questi può sottomettersi a lei e bloccare i propri istinti di vita e di morte, così si crea in lui una fissazione anale e una dose variabile di sado-masochismo.
Il fatto che la possessione non derivi da uno spirito qualunque ma dal Diavolo in persona, è un tema fondamentale che riguarda le madri dei bambini con fissazione anale. Gesù Cristo insegnò che per combattere il demonio bisogna sviluppare la fede, infatti le madri dominanti e iperprotettive sono tali perché non hanno fede nelle capacità di sopravvivenza e di autonomia dei loro figli, quindi sono loro stesse che finiscono per diventare il demonio che li possiede. Per tale motivo deve poi arrivare un prete che, mediando nella relazione famigliare con la sua propria fede, risolva il conflitto diadico ed esorcizzi il minore.
Dal punto di vista junghiano, combattere il demonio significa affrontare dei lati inaccettati di sé che riguardano gli istinti di morte e di vita bloccati dalle imposizioni genitoriali, e che vengono riuniti sotto il nome generico di Ombra.
In sintesi i film sulle possessioni demoniache fanno leva sul sadismo, sul masochismo e sull’Ombra del pubblico, aiutandolo così ad affrontarli indirettamente.

FANTASMI
Sul piano della realtà, il fenomeno dei fantasmi può avere dei riscontri oggettivi. Quando un individuo muore, il suo campo bioelettrico si stacca da esso e si divide in due parti: la metà più sottile trapassa nel regno dello spirito, mentre la metà più pesante viene assorbita dalla terra. Se però l’individuo è morto violentemente o comunque in modo traumatico, allora la parte più densa dell’aura può continuare a voler sopravvivere, ma visto che il corpo cui apparteneva non può più nutrirla, allora cerca altri corpi ai quali attaccarsi e dai quali sottrarre energia. È per tale ragione che queste entità parassitarie vengono chiamate larve.
In generale i fantasmi rappresentano il senso di colpa dei vivi verso i morti, la cui paura viene esorcizzata tramite i rituali funebri o, nelle comunità più superstiziose, attraverso l’“uccisione del cadavere”. La quantità di pellicole sul tema è talmente vasta che fa capire quanto il senso di colpa sia diffuso nel mondo, soprattutto in Estremo Oriente, le cui industrie cinematografiche vantano la più ampia produzione di genere, probabilmente perché quelle culture fanno gran leva sulla prevaricazione interpersonale e sul senso di colpa sociale, e quindi le persone hanno bisogno di esorcizzarlo più che altrove.
In definitiva i film sui fantasmi fanno leva sul Super-io del pubblico, cioè sul giudice interiore che valuta l’operato della coscienza in base a principi auto- ed eteroimposti, aiutandolo così ad affrontare indirettamente i regolamenti introiettati dagli antenati, cioè dalla propria famiglia e dalla propria cultura.
La paura del ritorno punitivo dei morti si manifesta, in modo più complesso, anche attraverso gli zombi e i vampiri.

ZOMBI
Sul piano della realtà gli zombi sembrano esistere davvero, non come creature non morte, ma come esseri umani la cui coscienza è stata completamente annebbiata da un miscuglio psicotropo usato nel Vudù, che li rende degli automi senza volontà, diretti soltanto dall’istinto più primario, quello di nutrirsi. Secondo la tradizione haitiana, questi involucri privi di coscienza servono come contenitori per una qualche entità invocata dallo stregone.
Se dal punto di vista cosciente gli zombi incarnano il timore che i morti ritornino alla vita per far scontare ai vivi le loro colpe, dal punto di vista psicosessuale la resurrezione simboleggia la rivivificazione delle pulsioni sessuali bloccate durante la fase edipica (4-6 anni), a causa di repressioni genitoriali che hanno prodotto nel figlio una fissazione fallica.
Dal punto di vista junghiano, qui non si affrontano solo aspetti rimossi dell’Ombra, ma anche della sub-personalità chiamata Anima, cioè della parte inconscia femminile che ogni uomo porta dentro di sé e con la quale si comincia a confrontare proprio durante la fase fallica (se invece il soggetto è femmina, la sub-personalità in questione è maschile e si chiama Animus). Diventare degli zombi è una metafora dell’uscita dalla repressione sessuale tramite un comportamento istintuale supercompensato, dove la fame di carne umana simboleggia la fame di sesso. Inoltre gli zombi trasformano immancabilmente in loro simili chi mordono o mangiucchiano parzialmente, un effetto sintomatico di quanto l’energia sessuale sia contagiosa.
Una variante del tema degli zombi è il mostro di Frankenstein, un puzzle formato da pezzi di vari cadaveri ai quali viene ridata la vita tramite la tecnologia. Simbolicamente parlando, questo delirio di corpi implica un’ipercompensazione della repressione sessuale; oppure la paura di subire l’ipersessualità da un gruppo sociale (come ad esempio il “branco”), lasciatosi controllare dal subconscio o dall’Ombra collettivi. Inoltre da esso emerge un tema importante insito nella rivitalizzazione della sessualità, cioè il grande aiuto in tal senso fornito dalla tecnologia (basti pensare agli effetti di farmaci come il Viagra o a quanto la pornografia è riuscita a diffondersi grazie a strumenti quali i DVD e internet).
Un’altra variante della vendetta proveniente dal mondo dei morti è incarnata dalla mummia, che si rianima non per punire una colpa commessa quand’era in vita, ma inerente la profanazione della sua tomba dopo il proprio decesso. In questo caso il patos viene aumentato dal coinvolgimento della cultura egizia e dalle insondabili magie che hanno permesso al corpo bendato di muoversi per compiere la sua vendetta. Inoltre la mummia rappresenta gli antenati più antichi in generale e pertanto incarna assai efficacemente i sensi di colpa culturali verso un lontano passato, che sono altamente inconsci.
Ricapitolando, i film sugli zombi fanno grezzamente leva sulla sessualità repressa o rimossa del pubblico, che rientra nell’ambito sia dell’Ombra che dell’Anima/Animus, aiutandolo così ad affrontarla indirettamente. Questo è un problema estremamente diffuso, infatti i film a tema sono i più numerosi tra le categorie qui presentate.

VAMPIRI
Sul piano della realtà, il vampirismo dipende della rarissima malattia nota come porfiria eritropoietica congenita (o morbo di Gunther), caratterizzata da sintomi quali forte anemia, pallore, fotosensibilità e ritiro delle gengive, così il malato acquista i connotati somatici e anche comportamentali di un vampiro, visto che l’unica cura immediata ma temporanea implica continue trasfusioni (invece la cura definitiva consiste in un ben più complesso trapianto di midollo). Inoltre il vampirismo viene associato a Vlad III (1431-1476?), principe di Valacchia, soprannominato Draculea (“Figlio del Diavolo”) perché suo padre (come anche lui) aveva aderito all’ungherese Ordine del Drago, il cui simbolo, un dragone appunto, era stato scambiato dai sudditi romeni per la raffigurazione del demonio. La marcata sanguinosità di Vlad III e il mancato ritrovamento del suo corpo defunto, hanno poi contribuito a inserirlo tra la stirpe dei vampiri.
Qui il tema psicosessuale è lo stesso degli zombi, la vivificazione della sessualità repressa, solo che col tempo è stato presentato in modo sempre più raffinato e nobile: non più stolti non morti che azzannano i vivi a casaccio, ma eleganti e affascinanti creature ipnotiche che succhiano il sangue delle loro vittime, stringendole in un seducente abbraccio mortale. L’aristocraticità dei vampiri è il riflesso delle fantasie infantili tipiche della fase fallica, che portano i bambini a immaginare una presunta nobiltà da parte dei genitori.
L’animale totemico dei vampiri è il pipistrello, che simboleggia la trasformazione della propria condizione di vita, cioè proprio quel miglioramento economico, sociale e personale che ognuno vorrebbe per sé, in modo da sentirsi al di sopra dei “comuni mortali” che lavorano, che pagano le tasse e che devono arrabattarsi coi problemi di tutti i giorni. Da questo tema emerge anche una metafora sociologica importante, infatti chi si eleva dal punto di vista economico e sociale al di sopra della gente comune, per forza di cose s’inserisce in un sistema altolocato di azioni illecite, le cui conseguenze vengono per lo più scaricate su capri espiatori scelti ad hoc. Costoro succhiano metaforicamente il sangue alle loro vittime, mentre invece coi compagni “vampiri” tramano su come aumentare il loro potere (a denunciare questo aspetto dell’alta società è il film dell’orrore “Society” di Brian Yuzna, che non tratta di vampiri ma il tema del “succhiamento”).
Al potere sociale si affianca immancabilmente il soddisfacimento smodato delle pulsioni sessuali, infatti il Dracula cinematografico possiede tre bellissime mogli sempre giovani, una condizione che certamente innesca non poca invidia nel genere umano maschile.
Recentemente la TV e il cinema hanno proposto vampiri appartenenti alla fascia adolescenziale (“Buffy l’ammazzavampiri”, “Vampire diaries”, “Valmont”, “True Blood” e la saga di “Twilight”), il cui simbolismo sociologico è un po’ diverso da quello del nobile conte Dracula. Infatti essere un vampiro adolescente implica il conferire un’enorme importanza agli istinti sessuali, che si risvegliano proprio a quell’età e con la massima intensità entro il ciclo di vita. In un’epoca in cui gli adolescenti hanno paura del futuro e preferiscono imbottirsi di droghe pur di non crescere, identificarsi con dei giovani vampiri è uno dei modi possibili non solo per scaricare le tensioni della propria sessualità strabordante, ma anche per considerare l’età adolescenziale come qualcosa di migliore rispetto a quella adulta ed evitare così di riconoscere i vantaggi della maturazione. In questa dinamica, la nobiltà vantata dai vampiri adulti viene sostituita dalla pulsionalità vantata dai vampiri giovani.
Come gli zombi, anche i vampiri possono trasformare le loro vittime in propri simili, però il processo non è automatico come nel caso dei primi. Infatti ci vogliono tre morsi, e quindi una precisa volontà da parte del vampiro, prima che la sua preda diventi un collega carnefice. Questo aspetto è una metafora del controllo sociale che le elite hanno sulle persone comuni, che per qualche vantaggio possono cooptare nelle loro fila. Spesso la vittima trasformata diventa una sorta di compagna per il vampiro, una dinamica che mette in luce quanto la ricerca smodata di potere renda fondamentalmente soli e privi d’amore.
In conclusione i vampiri rappresentano la liberazione smodata dell’istinto sessuale, dell’Ombra e dell’Anima/Animus, mascherando il tutto dietro a un’aura di nobiltà che innalza gli istinti bestiali a valore sociale da perseguire. Chi s’identifica coi vampiri può immaginare di avere un potere che non gli sarà mai concesso, invece chi s’identifica con gli ammazza vampiri può finalmente immaginare una giustizia sui potenti e prepotenti che raramente si compie. Tu da che parte stai?

SIMBOLISMO PSICODINAMICO DEI MOSTRI CINEMATOGRAFICI
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta o trasmessa in nessuna forma e tramite nessun mezzo, elettronico o meccanico, incluse fotocopie, registrazioni e sistemi di stoccaggio o di recupero delle informazioni, senza il permesso scritto dell’autore.