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TITANIC: NAUFRAGIO DEL MODERNO NOÈ

Di Massimo Guzzinati

Tra i tanti eventi della storia moderna, quello capitato al Titanic ha catturato l’immaginario collettivo in modo particolare. Non si tratta semplicemente di un fenomeno mediatico scatenato dai tanti film a tema, ma di un episodio dal sapore mitologemico, perché l’affondamento della più grande nave mai costruita richiama e si contrappone a un evento epocale narrato nella Bibbia: il diluvio universale.
Sia il Titanic che l’arca di Noè erano i più grandi vascelli della loro epoca e a entrambi sono state affidate le speranze dell’uomo, però alla fine il loro destino è stato diametralmente opposto, quindi anche il loro significato simbolico va letto entro tale contrasto.
Il progetto dell’arca di Noè derivò da un’ispirazione donata da Dio, dimostrando che, nonostante Egli abbia quasi sterminato la razza umana col diluvio, in fondo ama le creature fatte a sua immagine. Pertanto l’arca è il simbolo dell’amore divino verso la razza umana.
Invece il progetto del Titanic non derivò da un’ispirazione divina, ma semplicemente dal desiderio umano di costruire la nave più grande e più lussuosa mai varata. Pertanto il Titanic simboleggia il desiderio tipicamente umano di espansione, incorniciato da una certa megalomania.
La costruzione dell’arca dimostra che il popolo giudeo aveva conquistato la tecnica nautica (anche se poi fu messa da parte per “volere di Dio”), quindi simboleggia la vittoria dell’uomo sulla natura.
Invece la costruzione del Titanic dimostra che la società moderna si affida troppo alla tecnologia, tanto che in varie occasioni la piega degli eventi fa inesorabilmente crollare questo genere di convinzioni, quindi simboleggia la vittoria della natura sull’uomo.
Il ricordo dell’arca serve a placare l’ansia verso l’estinzione, ricordando che il tempo è scandito da cicli di creazione e distruzione che sono fisiologici per l’economia dell’esistenza.
Invece il ricordo del Titanic è ansiogeno perché riflette la concezione scientifica del tempo che, essendo lineare, porta a considerare il passato come perduto per sempre, e pertanto induce a temere che se è potuta affondare la più grande nave della storia, allora in qualunque momento può “affondare la barca in cui ci si trova”.
Le coppie salite sull’arca, tutte famiglie costituitesi prima dell’imbarco, sono riuscite a salvarsi e a perpetuare ognuna la propria specie, quindi incarnano la speranza in un nuovo inizio.
Invece le famiglie salite sul Titanic, che nella versione cinematografica di James Cameron sono rappresentate nella coppia Jack-Rose, hanno finito per essere separate dal disastro navale, quindi incarnano la disperazione per le perdite subite.
Da queste comparazioni emerge che ognuna delle due imbarcazioni è la rappresentazione nautica di un preciso ente psichico: l’arca è un’ipostasi del Sé (cioè del Dio che si cela nel cuore di ognuno) e il Titanic è una manifestazione dell’Ego (cioè della parte autoreferenziale dell’Io). Pertanto l’affondamento del Titanic non solo ha fatto disperare i parenti delle vittime e gli investitori, ma ha soprattutto spezzato le aspettative esagerate della coscienza collettiva verso le capacità dell’Io.
Se l’arca di Noè ha lasciato ai posteri la speranza, la triste sorte del Titanic ha invece trasmesso sgomento e angoscia nei confronti del futuro. Però la fine negativa del Titanic non cancella quella positiva dell’arca, perché i due natanti rappresentano aspetti diversi della psiche.
Piuttosto, l’insegnamento che si può trarre dal confronto di queste due vicende è un altro: per vivere in armonia con la natura (e coi propri simili) bisogna rispettare i valori percepiti dal Sé, e lasciare all’Io solo funzioni pratiche e organizzative, perché se si attribuiscono a quest’ultimo delle qualità divine, allora lo si confonde col Sé, finendo così per ragionare e agire senza rispettare la natura e l’umanità. Purtroppo nel mondo modero è pregiudizio generale considerare l’Io come se fosse il Sé, e i molti disastri cui il pianeta è soggetto negli ultimi anni lo comprovano inequivocabilmente.
Anche se l’apocalisse non si dovesse verificare nel 2012 o giù di lì, ci troviamo comunque in un’epoca millenaristica. La comunità globale è sul baratro e il pianeta si sta ribellando agli effetti collaterali della tecnologia moderna. Questo processo non è reversibile, almeno per quanto riguarda le responsabilità umane, e c’è solo da sperare che presto la natura calmi i suoi eccessi, iniziati negli anni Novanta e peggiorati sempre più.
Se però si dovesse arrivare a un cataclisma globale, ci sarà qualcuno capace di costruire una moderna arca che salvi la razza umana, o saremo condannati ad affondare i nostri corpi e le nostre speranze nell’ennesimo delirio tecnologico di proporzioni titaniche?

TITANIC: NAUFRAGIO DEL MODERNO NOÈ
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