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SIMBOLISMO DEL “SAIYUKY”, IL VIAGGIO A OCCIDENTE DI SON GOKU & C.

Di Massimo Guzzinati

Il “Saiyuki” (“Viaggio in occidente”), anche noto col titolo “Lo scimmiotto”, è un ciclo di leggende storico-fantastiche messe per iscritto dal cinese Wu Ch’eng-en nel XVI secolo.
La storia narra della missione affidata al monaco buddista Xuan Zang, che visse realmente nella Cina del VII secolo, il quale fu affiancato da quattro strane creature.
Siccome questa leggenda è diventata famosa anche in Giappone, dove ha ispirato diverse serie a cartoni animati, in questo articolo userò la traslitterazione giapponese dei nomi dei personaggi, poiché abbastanza nota anche in Italia.
Così il monaco diventa Sanzo Oshi, mentre i suoi compagni si chiamano Cho Hakkai, Sha Gojo e Son Goku, nome diventato famosissimo per essere stato assegnato al protagonista della serie “Dragonball”.

SON GOKU, IL RE DELLE SCIMMIE
Son Goku nacque per generazione autoctona dalla terra e, subito dopo la sua comparsa, si auto-proclamò re delle scimmie. Essendo fatto di pietra, lo scimmiotto aveva una forza incredibile e, grazie agli insegnamenti di un vecchio saggio, imparò pure alcune magie: come mutare forma, come creare copie di se stesso e come usare una nuvola dorata per spostarsi volando. Questo apprendistato simboleggia un iniziale “sgrezzamento” della dura pietra di cui era fatto Goku.
Ma la sua sete di potere era ancora grande in lui e così si recò al palazzo del Re Dragone per prendersi il Nyoibo, un bastone da combattimento capace di allungarsi e accorciarsi a piacere, trasformandosi così in una colonna o in uno stecchino. Il bastone è un simbolo fallico, quindi rappresenta l’affermazione della mascolinità dello scimmiotto, però il potere di allungarsi e accorciarsi sottolinea che esso simboleggia anche la capacità di dominare gli impeti del proprio Io. Che il bastone possa collegare la Terra e il Cielo, è un’allegoria del significato più profondo del viaggio iniziatico che più avanti Goku intraprenderà, nel quale dovrà unificare la materia e lo spirito dentro sé, cioè la sostanza con l’essenza, per raggiungere un livello superiore d’illuminazione.
L’addestramento per diventare più forte durò per Goku sette anni, un periodo simbolicamente importante perché segnala che gli è servito ad acquisire la padronanza di sé.
Ritornato presso le sue scimmie, Goku sconfisse i demoni che le minacciavano, grazie alla sua forza e alla sua magia.

SON GOKU METTE A SOQQUADRO IL MONDO SUPERIORE
Goku aveva imparato a stare con se stesso ma non a stare con gli altri, infatti divenne prepotente verso le altre scimmie.
Non pago del suo potere, decise di recarsi nel Mondo Superiore abitato dalle divinità taoiste. L’Imperatore del Cielo, capo supremo degli dèi, nell’assistere ai soprusi di Goku tentò di renderlo più responsabile, affidandogli la sorveglianza delle stalle del mondo celeste.
Però nessuno aveva insegnato allo scimmiotto le buone maniere e così questi, una volta annoiato dall’umile lavoro, cominciò a compiere varie nefandezze nel regno soprannaturale, e nemmeno l’intervento diretto del figlio del sovrano celeste, il dio della guerra, bastò per riportarlo all’ordine.
Vista la pericolosità di un essere così potente, in una mirabile sovrapposizione sincretistica fra religioni fu Buddha stesso a dover intervenire, sfidando lo scimmiotto a una singolare scommessa: se fosse riuscito a saltare il palmo della sua mano destra, avrebbe ricevuto in dono il trono dell’Imperatore di Giada.
Goku, sicuro di farcela, partì come un razzo sulla sua nuvola d’oro e si fermò solo quando raggiunse cinque pilastri rosa che gli parvero segnalare il confine dell’universo, ma che invece si rivelarono essere le dita di Buddha. Lo scimmiotto dovette ammettere la sconfitta e così fu costretto a tornare sulla Terra, imprigionato dentro alla massa della Montagna dei Cinque Elementi, potendo tenere fuori dalla roccia soltanto la testa.
Quella punizione servì a Son Goku per raffreddare la sua irrequietezza e placare la propria ambizione egoistica, facendogli capire che esistevano anche gli altri.

SON GOKU VIENE LIBERATO E RECLUTATO
Dopo 500 anni di prigionia, il bonzo Sanzo liberò finalmente lo scimmiotto, ma solo dopo avergli fatto promettere di seguirlo nella sua missione: un viaggio verso l’India, finalizzato a portare in patria tre panieri contenenti 15.144 pergamene riguardanti il Buddismo Mahayana, il Grande Veicolo, perché nella Cina di allora si conosceva solo il Buddismo Hinayana, il Piccolo Veicolo. Il Grande Veicolo è importante perché custodisce il potere di liberare dal ciclo delle incarnazioni, di prolungare la durata della vita e di salvare le anime dei morti.
Inizialmente Son Goku accettò il patto, ma poco dopo si palesò la sua natura truffaldina, così Sanzo fu costretto a mettergli attorno alla testa una coroncina d’oro che, a ogni suo comando, procurava dolori atroci alla scimmia di pietra, obbligandola così all’obbedienza. Il magico diadema dorato è il simbolo dell’autorità a cui nessuno può sfuggire e che costringe a seguire delle direttive imposte da altri.
Anche i tre panieri di pergamene hanno un preciso simbolismo, infatti uno conteneva i sutra del Mondo Superiore, uno i sutra del Mondo Intermedio e uno i sutra del Mondo Inferiore.

L’AVVENTURA VERSO OCCIDENTE
Durante il viaggio, Sanzo e Goku vennero affiancati da tre compagni di viaggio.
Il primo fu Sha Gojo, un ex Maresciallo delle Truppe Acquatiche del Cielo, che in passato aveva svolto l’incarico di accompagnare l’Imperatore di Giada quando usciva nel suo Cocchio Fenice. Siccome durante un banchetto celeste aveva rotto un piatto di cristallo, l’Imperatore del Cielo lo aveva torturato, trasformato in un mostro di sabbia mangia uomini e mandato sulla Terra.
Il secondo fu Cho Hakkai, un altro ex maresciallo dell’esercito del Cielo che, dopo essersi ubriacato e aver offeso la dea della Luna, era stato punito dall’Imperatore di Giada con la tortura e l’obbligo di reincarnarsi in un corpo terrestre, ma, avendo la sua anima sbagliato strada, era entrata nel ventre di una scrofa e così lui si aveva acquisito il corpo di un maiale umanoide mangia uomini.
Il terzo fu Hakuryu, il figlio del Re Drago dell’Oceano Occidentale, punito perché aveva accidentalmente incendiato il palazzo di suo padre. Costui, credendo che lo avesse fatto apposta, lo aveva denunciato all’Imperatore del Cielo e questi lo aveva condannato alla tortura e a essere giustiziato. Per scampare alla morte, gli era stato proposto di trasformarsi in un cavallo al fine di trasportare Sanzo Oshi nel suo lungo viaggio.
Dopo un incredibile numero di peripezie, i quattro riuscirono a completare la loro missione in quasi quattordici anni, ritornando in Cina coi preziosi panieri.
Il viaggio era stato per tutti un percorso iniziatico e così i cinque avventurieri vennero portati nel Mondo Superiore, per essere investiti di alte “cariche illuminanti” dallo stesso Buddha: Sanzo Oshi fu proclamato “Buddha dal Merito Precoce”; Son Goku fu nominato “Buddha Vittorioso in Battaglia”; Cho Hakkai diventò “Spazzino dell’Altare” (cioè colui a cui toccano gli avanzi delle offerte), perché il suo aspetto e il suo linguaggio mancavano ancora di raffinatezza, e il suo appetito era ancora troppo gagliardo; Sha Gojo fu investito del grado di “Arhat dal Corpo d’Oro”; e il figlio del Re Drago dell’Oceano Occidentale fu proclamato uno degli otto Draghi Celesti Decani.

SIMBOLOGIA DEI PERSONAGGI
Come suggerisce il nome della montagna in cui Son Goku fu imprigionato, ognuno dei personaggi principali della narrazione è associato a uno dei cinque elementi cinesi: fuoco, terra, metallo, acqua e legno.
1) Sanzo Oshi (legno): rappresenta l’uomo comune e i suoi problemi simboleggiano, su un piano epico, le difficoltà della vita di tutti i giorni, ognuna delle quali costituisce un gradino verso l’illuminazione. L’elemento legno simboleggia la crescita, lo sviluppo, la creazione e l’autoaffermazione dell’Io, nonché la necessità dell’aiuto altrui per portare a termine i propri obiettivi, che solitamente riguardano lo scoprire qualcosa di nuovo o il diffondere importanti conoscenze.
2) Cho Hakkai (acqua): il suo nome cinese significa “Porcellino” e rappresenta gli appetiti fisici, la forza bruta e una sorta di ottusa pazienza. Il suo obiettivo iniziatico consiste nel raggiungere la continenza. L’elemento acqua è associato alla nutrizione e, guarda caso, nello Zodiaco cinese è associato al segno del Maiale.
3) Sha Gojo (terra): il suo nome cinese significa “Sabbioso” e il suo obiettivo iniziatico consiste nel raggiungere l’integrità di cuore. L’elemento terra simboleggia la stabilità e il pessimismo.
4) Hakuryu (fuoco): è una creatura leggendaria che rappresenta il potere del fuoco. Questo elemento simboleggia la violenza maldestra e, guarda caso, nello Zodiaco cinese è associato ai segni del Serpente (che è una manifestazione del drago) e del Cavallo (l’animale in cui il figlio del drago si trasforma per portare Sanzo).
5) Son Goku (metallo): il suo nome cinese significa “Sun l’Acrobatico” e, in quanto fatto di roccia, è resistentissimo ai colpi ricevuti e possiede una forza incredibile. Il suo carattere particolarmente attivo lo porta a rappresentare l’irrequieta instabilità del genio. Anche se il protagonista sembra essere il monaco, il vero eroe di tutta la storia è proprio Goku, la cui vita rappresenta il percorso iniziatico che procede dallo ctonio all’uranico. L’elemento metallo simboleggia la bellicosità, l’indipendenza e l’indomabile autoaffermazione; guarda caso, nello Zodiaco cinese è associato al segno della Scimmia.

 

SIMBOLISMO DEL “SAIYUKY”, IL VIAGGIO A OCCIDENTE DI SON GOKU & C.
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